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Serravalle e dintorni...

STORIA

LA FAMIGLIA GIGLIOLI
- Parte Seconda -

 

L'altare della Cappella privata di Villa Giglioli

LA FAMIGLIA GIGLIOLI

La stesura delle Historie, tuttavia, risente dell'aura particolarissima in cui nacque e si sviluppò gran parte della storiografia barocca; ed è per questo che il lavoro del Giglioli, come quello dei suoi amici, deve essere attentamente soppesato e considerato da chi intenda seriamente servirsene a fini di ricerca e di studio. Nonostante ciò, si deve apprezzare lo sforzo profuso, segno del singolarissimo clima culturale instauratosi a Ferrara e nei circoli libertini (vedi, ad esempio, l'Accademia degli Incogniti del Loredan) di Venezia, in cui spiccò per lungo tempo come figura di primo piano l'amico del Giglioli, il conte Maiolino Bisaccioni.

Molti altri membri della famiglia Giglioli si distinsero nelle armi, nelle lettere e nelle scienze.

In un documento in atti presso l'Archivio di Stato di Modena si legge, circa il conte Girolamo, cui si è fatto cenno precedentemente:

"Era questi il Girolamo Giglioli, Officiale Estense a Reggio, che nel 1499 faceva eseguire all'orefice milanese Girolamo di Giulia due fiaschi d'argento con catenella e tappi pure d'argento".

Il Giglioli si era fissato in Ferrara dopo la venuta della Borgia con il titolo di "Cameranius ducalis et Comes apostolicus et imperialis". Compì la legittimazione di una figlia del duca Valentino, di nome Lucrezia, mediante l'atto steso in Ferrara "in Palatio ducali, in camera infrascriptae dom. Lucretiae". La figlia del Valentino, adottata dal suddetto Girolamo morì di tubercolosi, dopo essere stata per alcuni anni badessa di un monastero di Ferrara Michele Catalano nel suo Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara, Ferrara, 1920, a pagina 47 e segg. riporta due lettere del ferrarese Adornino Feruffino, protonotario apostolico in Roma, indirizzate ad Alfonso d'Este che, oltre a fornire nuove e interessanti notizie sulla celebrazione dei festeggiamenti romani in occasione del matrimonio di Lucrezia Borgia con Alfonso d'Este, citano un certo "Zoanne Ziliolo Thexoriero" e a pagina 47 l'Autore non manca di segnare fra i dignitari della Borgia pure Geromino Giglioli.

Come si vedrà più avanti, fu proprio per merito della famiglia Giglioli se dagli inizi del secolo XVII Serravalle ha un tempio, attorno al quale il paese andrà progressivamente ampliandosi sia da un punto di vista urbanistico sia da quello socio-religioso. I Giglioli diedero alla Chiesa molti componenti della loro religiosissima famiglia, alcuni dei quali furono immessi nel possesso dell'abbazia di Serravalle quando, per loro interessamento, il papa Urbano VIII, nel 1639, onorò di tanto titolo la nostra chiesa. Patroni del sacro tempio, i Giglioli lo dotarono di suppellettili, e sostennero nel tempo le spese inerenti la sua manutenzione.

La tomba di famiglia è all'interno dell'oratorio, dedicato alla Madonna Assunta, eretto nel parco della loro villa di Serravalle. In esso riposano i resti mortali anche di Ermanno Maffei-Giglioli, morto ventenne ed intimo di Lodovico Ticchioni medaglia d'oro della Resistenza.

Il blasone dei Giglioli porta:
ARMA: troncato d'oro e di nero, all'aquila coronata di nero sull'oro e di argento sul nero, la coda foggiata a nodo d'amore;
CIMIERO: l'aquila dello scudo.

Informazioni tratte dal libro di Giovanni Raminelli "SERRAVALLE- Profilo storico di un paese della Bassa Ferrarese"