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POLITICA LOCALE

POLITICA LOCALE

COMMISSIONE PARI OPPORTUNITA': SIMONE GRANDI REPLICA ALLA REPLICA DELLA FAVARON

Caro Direttore,

si rende necessaria la mia replica all’articolo apparso ieri (18 agosto 2010) sul suo giornale (La Nuova Ferrara), intervento di inaudita durezza, un attacco personale, strumentale che mal si intona con i candidi principi rivendicati dalla signora del rispetto dei diritti umani, di tutti anche di un semplice consigliere eletto come il sottoscritto.

Per amore della verità devo esporre alcuni fatti e principi, ma lo farò in maniera sintetica e schematica per non annoiare lei caro Direttore ed i lettori.

La signora, che dovrebbe conosce il regolamento comunale della commissione pari opportunità, sa che all’articolo 4 comma 5 dei soli 9 articoli del regolamento, si stabilisce che alla commissione possono partecipare anche persone esterne, purché munite di specifiche competenze e comunque solo su invito della commissione stessa.

Per tale motivo non ho mai potuto partecipare, non sono mai stato invitato ! Ringrazio fin da ora la signora per l’invito a partecipare, ma vorrei ricordare, anche se dovrebbe conosce il regolamento, che l’invito è fatto dalla commissione non da chiunque passi di lì per caso anche se assessore, salvo, e questo è veramente grave, la stessa signora non consideri la commissione come una cosa propria.

Trovo fuori luogo e sgradevole leggere che la signora mescoli la passione politica, l’impegno civico con il fatto che il tempo dei consiglieri, di pari opportunità, non sia remunerato economicamente in maniera adeguata. La politica mi dispiace doverlo ricordare è pura passione senza secondi fini, o almeno questo è quello che penso io. Non so a tal proposito cosa pensi l’assessore.

Abbandono velocemente il commento delle dichiarazioni rilasciate dalla signora perché penso di aver ampiamente dimostrato da un lato la pretestuosità delle stesse e dall’altro l’inadeguatezza e la mancanza di preparazione.

Il fatto scatenante, oggetto del mio intervento, che è una mozione già depositata per il prossimo Consiglio Comunale di Berra, è molto semplice . Chiedo di approfondire le motivazioni che hanno spinto molti membri ad abbandonare la commissioni pari opportunità, abbandono avvenuto con dichiarazioni formalizzate per iscritto e depositate agli atti.

Ne cito pedissequamente alcune. "Sperando che questa mia critica sia di esortazione alla commissione a fare di più e meglio" ed ancora "dovrebbe esser apolitica, cosa che soprattutto nel comune di Berra non è stato possibile a quanto pare" e per finire "sinceramente sono disgustata di certi comportamenti e di alcuni elementi della commissione".

Mi chiedo a questo punto se l’assessore che era, sempre presente come dice, non abbia ritenuto opportuno informare il Consiglio Comunale sui problemi e forti disagi in seno alla commissione.

Ma si sia tentato di celare la cosa nascondendo le lettere di dimissioni tra gli atti della delibera e solo quando un semplice consigliere si permette di chiedere chiarimenti lo si tacci di protagonismo e si tenti in ogni modo di minimizzare definendo tale situazione come "situazione fisiologica di una commissione".

Nuovamente chiedo che una volta approfondite e capite le motivazione il consiglio comunale si esprima, assumendosene la responsabilità politica, in merito alla necessità di ripensare o cambiare la commissione (normale azione di feed back dopo l’analisi).

Ribadisco, ed è chiaro dal testo delle mia mozione, che non mi sono mai permesso di attaccare la commissione pari opportunità ma che mi sono premurato per la stessa richiedendo chiarimenti sulle dimissioni e sulle gravi dichiarazioni rilasciate dai dimissionari, non invento i fatti ma cito verbali ed atti. Il fine ultimo è quello di permettere a tutti di poter partecipare liberamente senza condizionamento alcuno e con proficuità alla commissione.

Se poi, e mi accingo a concludere, questa legittima richiesta di discussione tra consiglieri e di opportuna trasparenza amministrativa per i cittadini, vuole essere impedita e boicottata, mi preme ribadirlo, io non lo accetto. Ricordo inoltre all’assessore, che conosce i regolamenti comunali tutti, che quando accettò l’incarico di assessore, accetto anche gli oneri ed i doveri della carica, tra i quali vi è il dovere di rispettare le legittime richieste di un semplice consigliere eletto. Questa è la democrazia.

Il Consigliere Comunale - Simone Dott. Grandi


25/11/2016