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Parrocchia di Serravalle

 

I 40 ANNI DEL PASSAGGIO DI SERRAVALLE DALLA DIOCESI DI RAVENNA A QUELLA DI FERRARA
18 MAGGIO 1966 - 18 MAGGIO 2006

 

18 maggio 1966 – 18 maggio 2006
I 40 ANNI DEL PASSAGGIO DI SERRAVALLE DALLA DIOCESI DI RAVENNA A QUELLA DI FERRARA

Non so se l’attuale parroco-abate abbia in mente particolari celebrazioni o atti che ricordino ai fedeli di Serravalle i quaranta anni trascorsi dacché la nostra parrocchia (dalle origini e fino al 1818 sotto la diocesi di Adria, dal 1818 al 1966 sotto la diocesi di Ravenna) assieme alle altre della cosiddetta "Pentapoli" (Berra, Cologna, Ambrogio e Coccanile) venne assegnata alla diocesi di Ferrara-Comacchio. Per la precisione il quarantennio cade proprio oggi, 18 maggio. Io penso, come parrocchiano e come abitante di questa parte del Basso Ferrarese, che sia doveroso ricordare l’avvenimento non perché le date e le ricorrenze scandiscano martellanti gioie e dolori di un passato più o meno lontano, non perché si ami di più ciò che non è più rispetto al presente e al futuro. Credo sia opportuno e doveroso fare memoria di alcune tappe del nostro passato, come cittadini e come parrocchiani, per non disancorare il nostro cammino quotidiano dal passato, da quel passato che nel bene e nel male ha forgiato le condizioni dell’oggi. Per tale motivo mi piace qui ricordare anzitutto l’ultimo parroco-abate della diocesi di Ravenna, don Francesco Migliorati: uomo e sacerdote integerrimo, scampato al lager nazista, tutto dedito ai bambini, ai giovani, all’Azione Cattolica, all’Asilo Infantile "Minghetti" (allora si chiamava così la Scuola Materna parrocchiale gestita dalle suore della S. Famiglia). Con il cambio di diocesi, fu promosso Vicario Foraneo e trasferito a Coccanile ove chiuse improvvisamente la propria esistenza nel 1972, mentre si apprestava a celebrare la Santa Messa mattutina. La venerabile e indimenticabile figura di don Migliorati, il suo esempio di vita sacerdotale, il contributo dato alla libertà della Patria con i patimenti del lager, meriterebbero una riscoperta e una rivalutazione anche oltre il libro che, grazie alla grande sensibilità dell’indimenticabile don Michelangelo Sandri, la parrocchia dedicò a don Francesco nel 1995. Dedicargli una via potrebbe servire a mantenerne vivi il ricordo e l’esempio. Il quarantesimo del passaggio diocesano da Ravenna a Ferrara poi non può far dimenticare quella santa e grande figura di presule che fu Mons. Natale Mosconi. L’arcivescovo di Ferrara amò Serravalle da subito. Visitò la parrocchia ripetutamente e non mancò mai occasione per venire tra noi, per celebrazioni, per incontri, all’asilo, alla casa di riposo. Lo interessavano specialmente le vocazioni. Seguì amorevolmente Alvaro Marabini, divenuto poi sacerdote nel 1978 ed ora validissimo rettore del Seminario Arcivescovile di Ravenna. Su sollecitazione e proposta del nuovo parroco-abate ferrarese don Silvio Padovani, decretò lo spostamento della festa del patrono e di quella del compatrono da ottobre e giugno in un’unica data: la prima domenica di agosto, in ricordo della festa francescana del Perdono d’Assisi. Memorabile restò l’omelia per la benedizione della riconsacrata campana maggiore del nostro campanile. Se l’appartenenza alla diocesi di Ravenna ha lasciato un segno dal 1818 al 1966 (anzi più di uno: sacerdoti che dopo l’unità d’Italia propugnavano le libere e democratiche istituzioni come don Malandri, sacerdoti che hanno lasciato i propri beni per beneficare la popolazione come don Minghetti grazie al cui lascito sorse l’Asilo Infantile, sacerdoti che hanno speso ogni energia fino a compromettere definitivamente la salute per costruire una nuova chiesa come don Minguzzi, sacerdoti che nel secondo dopoguerra hanno rivitalizzato l’impegno dei laici come don Giuseppe Fabbri), noi oggi abbiamo il preciso dovere di riconoscerlo e di ricordarlo. Così come non possiamo dimenticare che, nel mutare degli eventi sociali e della mentalità, sono calate le vocazioni. Oggi i sacerdoti scarseggiano e mentre prima era quasi scontato pensare al titolare e al cappellano (l’ultimo cappellano, dal 1971 al 1973, è stato don Giovanni Camarlinghi – poi divenuto parroco abate fino al febbraio 1985), ora molte parrocchie ne sono prive e in certe realtà i sacerdoti vanno a celebrare solo la messa domenicale. Occorre un impegno più solido e responsabile dei laici, attenti a non travasare in tale impegno il sapore di un secolarismo oggi troppo invadente anche nelle cose dello spirito. Insomma occorre che si evitino gli scimmiottamenti di una società che non sa più pensare e pregare.

A molti giovani ricordare il passaggio di giurisdizione diocesana poco o nulla dirà, ma se presentato nel quadro di un più vasto contesto sociale, politico, economico e religioso, forse alcune curiosità e magari qualche riflessione potrebbero emergere.

Dr. Giovanni Raminelli


18.5.06