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Serravalle e dintorni...

Parrocchia di Serravalle

SERRAVALLE: CENT'ANNI DALLA NASCITA DI MONS. GIUSEPPE FABBRI
- 13 SETTEMBRE 2011 -

 


La chiesa di Serravalle

Ricorre oggi il centenario della nascita di Mons. Giuseppe Fabbri, un uomo e un sacerdote di altissimo profilo, che rappresentò nel mio paese e nel mondo religioso ravennate un solido esempio di dedizione agli uomini e a Dio. Voglio ricordarlo perché in una società profondamente intrisa di laicismo, scossa dai sussulti di un imperante e radicale individualismo, percorsa dalle sollecitazioni di movimenti agnostici, atei e anticlericali, la figura di Mons. Fabbri si erge in tutta la sua grandezza e nella ricchezza di un messaggio di bontà, di solidale umanità e di fede incrollabile nell’amore salvifico di Dio.

La biografia

Entrato ragazzino nel seminario degli Angeli Custodi di Ravenna, venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo Mons. Lega il 16 marzo 1935, praticamente, ormai, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Già nel luglio 1935 il giovane don Giuseppe fu inviato cappellano presso la parrocchia di Lavezzola, ove esercitò il suo ministero fino al luglio del 1937 facendosi apprezzare per il modo garbato e signorile dell’approccio e per l’esemplarità del vivere la dimensione sacerdotale. Fu così immediatamente inviato a San Zaccaria col titolo di arciprete, parrocchia ove rimase sino all’aprile del 1950 lasciando un indelebile e positivo ricordo anche negli strati della popolazione più lontani dalla chiesa. In quell’epoca Serravalle e altre quattro parrocchie rappresentavano una specie di "enclave" (chiamata "Pentapoli") della diocesi di Ravenna in territorio ferrarese. Parrocchie da poco uscite dalle vicende del secondo conflitto mondiale, con situazioni sacerdotali non sempre limpide e con un grande bisogno di avere un sicuro sostegno pastorale nell’opera di ricostruzione non solo materiale ma anche umana, sociale e spirituale. L’allora arcivescovo Giacomo Lercaro inviò a Serravalle dapprima in qualità di Economo spirituale (26 aprile 1950) quindi con la nomina a Parroco-Abate (22 ottobre 1950) don Giuseppe Fabbri. Egli prese subito visione dello stato degli immobili e della situazione delle anime. La popolazione dei credenti lo prese a benvolere poiché ne apprezzava il carattere mite, l’umiltà della vita, la grande dedizione offerta ai giovani e all’Azione Cattolica. In una zona caratterizzata dalla preponderante presenza dei partiti marxisti, socialista e comunista, don Fabbri mostrò in modo davvero ammirabile una straordinaria capacità di mediazione, cosa – questa – che gli consentì di realizzare in otto anni di permanenza a Serravalle il restauro della chiesa, quello della canonica e della sacrestia. Organizzò le Sante Missioni ed un gran numero di attività per i ragazzi ed i giovani che quotidianamente affollavano l’oratorio e il campo sportivo adiacenti alla chiesa. Per dare ai più lontani la possibilità di soddisfare il precetto festivo, si prodigò per la celebrazione di sante Messe nelle borgate di Contane, di Canova, di Ponte Giglioli. A molte famiglie seppe offrire non solo l’assistenza religiosa di cui necessitavano ma anche il proprio disinteressato aiuto materiale: erano, infatti, diffusissimi i casi di vera e propria indigenza e di emarginazione sociale e culturale. Ripristinò alcune strutture dell’Asilo Infantile Parrocchiale e favorì la nascita del Coro diretto dal Maestro Giuseppe Zanella. Organizzò, dal 1953 al 1955, la visita della Madonna Pellegrina nelle famiglie della parrocchia e favorì la munificenza del Sig. Otello Brognati nella costruzione del capitello mariano presso il ponte Pietropolli. Durante il suo ministero intavolò con l’arcivescovo e con la curia ravennate pratiche dirette a rendere Contane parrocchia autonoma. Forte dell’ esperienza già fatta a San Zaccaria, don Fabbri ripeté anche a Serravalle l’iniziativa della colonia montana, che diede positivi e lusinghieri risultati e che venne ripresa dal suo successore don Migliorati. Nel 1957, grazie anche alla collaborazione di tanti parrocchiani, ma sotto la sua intraprendente guida, vennero inaugurate la Casa di Riposo "Dr. Capatti" e la sede delle A.C.L.I.. Nonostante la grave menomazione visiva, che talora ne limitava i movimenti, don Giuseppe Fabbri seppe adeguarsi alle esigenza di una comunità parrocchiale quale la nostra, allora estesissima e pressoché priva di agevoli strade: non le fermavano le intemperie né le divisioni politiche che all’indomani della seconda guerra mondiale andavano caratterizzando la nostra zona, sempre desideroso di aiutare, di conoscere, di servire nella più grande ed indefettibile fedeltà ai doveri della propria missione. Dopo la promozione a Canonico del Duomo di Ravenna (6 febbraio 1958), ricevette il 6 marzo 1958 la nomina a nuovo Direttore Spirituale del Seminario Arcivescovile di Ravenna. Lasciò la parrocchia il 19 marzo di quello stesso anno con la consolazione di aver assistito all’ordinazione sacerdotale di tre seminaristi di Serravalle: don Giovanni (Gino) Pozzato, nel 1953, don Enrico Rizzo, nel 1955, don Fernando Belletti, nel 1957. Nell’ottobre 1961 fu inviato parroco a Fornace Zarattini, popolosa periferia di Ravenna. In ricognizione e riconoscimento dei suoi meriti umani e sacerdotali l’8 gennaio 1964 ebbe l’onorificenza pontificia di Cameriere Segreto di Sua Santità. Svolse pure l’attività di cappellano della Casa di Cura "Domus Nova" dove il giorno 1 marzo 1979 spirò colpito da male incurabile e dopo un lungo periodo di sofferenze sopportate nella fede e con la rassegnazione dei giusti. Il Comune di Ravenna, città laicissima, gli ha dedicato una via includendolo fra i ventinove religiosi ritenuti degni d’essere ricordati nella toponomastica per i meriti nei confronti della società.

Una riflessione

Mi è caro ricordare Don Giuseppe, rivederlo con gli occhi di quando ero bambino, rileggerlo nelle lettere e nella cronaca da lui stesa negli otto anni di vita serravallese, rivederlo nel letto della sofferenza, divenuto il suo calvario e la cattedra dalla quale filtrava uno straordinario esempio di rassegnazione, di cristiana semplicità, di grande Fede. Dopo molti anni ripensare a Don Giuseppe credo abbia allora questo significato: la riconsiderazione, d'altronde sempre attuale, della figura del prete, del vero prete, non di quelli che da anni hanno venduto a caro prezzo la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa per seguire il miraggio di una contestazione vuota ed insipida. Il prete è prima di tutto e soprattutto questo: un ministro di Dio che chiama e attira la misericordia di Dio e la spande sugli uomini come il sole che nasce al mattino e tramonta alla sera a beneficio di "tutti" gli uomini. Questo per Don Giuseppe. A Serravalle il suo esempio di vita cristiana e sacerdotale intensamente vissuta non può essere misconosciuto. Negli anni '50, le nostre zone, accanto alla quasi atavica indifferenza religiosa assommavano pure le conseguenze dell’infuocata diatriba politica e sindacale, facilmente prolificata in un tessuto sociale povero sia dal punto di vista culturale che materiale. E anche su don Giuseppe si volle a tutti i costi stampare l’etichetta della reazione clericale, del bigottismo, del servilismo politico e culturale: critiche tutte in fondate perché provenienti da pulpiti ben diversi da quello dal quale egli dimostrava la pienezza della fedeltà alla dottrina del Vangelo unita ad una solida cultura e ad una altrettanto solida formazione teologica. E si sa che quando non ci sono argomenti coi quali contrastare e confutare una integerrima posizione, l'unica soluzione sembra quella di scendere nel ridicolo, nel tragicomico, nella condannabile usanza di appioppare nomignoli di dubbio guasto. Quando lo si voleva deridere, Don Giuseppe era paragonato ad un girasole. Ma non ci si accorgeva che alla fin fine non si trattava di una presa in giro ma di una lode, della constatazione che l’uomo di Dio guarda sempre, e si nutre, della luce del Sole di giustizia, che il seguace di Cristo fissa costantemente la luminosa via della Croce, proprio come il girasole con la sua corolla e con l’intero corpo segue la benefica luce del sole. Don Giuseppe ci ha mostrato che solo chi vive in pienezza la propria vocazione sia sacerdotale che laica, trae forza per guardare avanti senza temere i tentativi di contagio da parte di errori e di storpiature ideologiche e socio-culturali. Don Giuseppe Fabbri: una grande figura di uomo e di sacerdote che a Serravalle ci ha insegnato che il prete, il prete di Cristo, non può non essere che figlio della civiltà dell’Amore, non può non predicare che la via dell'Amore, su cui si trova sempre – volenti o nolenti - il Cristo crocifisso. E Don Giuseppe l'ha trovato, l'ha accolto, l'ha vissuto per sé e per tutti noi.

Giovanni Raminelli
(Serravalle, 13 settembre 2011)


13.9.11