Serravalle e dintorni...

A POCHI MINUTI DA ADRIA
CAVANELLA PO (RO), REPUBBLICA DEI PREDONI DEL PO

 


 

Cavanella Po (RO). Il quartier generale dei predoni del Po è a pochi minuti di auto dal centro di Adria. In un ex borgo abbandonato, dopo Mazzorno e prima di Cavanella, lungo l’argine sinistro del grande fiume.

Siamo a Borgo Fiorito, un residence di Cavanella Po di cui molti parlano ad Adria e dintorni ma dove nessuno ha mai messo piede in prima persona, se non le forze dell’ordine nelle loro “visite” periodiche. In effetti, andare a Borgo Fiorito è come entrare nel set del film “Gomorra”.

Per prima cosa, bisogna passare per la piazza di Cavanella Po, nella quale ci sono soltanto due ristoranti uno di fronte all’altro e un groviglio di segnaletica. Tra i tanti segnali si intravvede anche quello che indica “Borgo Fiorito residence” e subito si imbocca un piccola stradina. Si arriva davanti alla chiesetta e al monumento ai Caduti, poi due strade: una chiusa poco oltre la chiesa, l’altro che entra nel cortile di un grande agglomerato. A questo punto chiediamo soccorso a Claudio, un residente della zona.

Prima di tutto ci scoraggia vivamente nell’intenzione di raggiungere Borgo Fiorito, poi si rassegna a darci le indicazioni. E così percorriamo un tratto di strada strettissima e a curve, un’onda continua, passando di fianco a due grandi palazzoni uno dei quali, in base alle indicazioni, dovrebbe essere il residence. La stradina si inoltra nella vegetazione al punto da creare quasi un galleria naturale, e all’improvviso si sbuca in un piazzetta lastricata di porfido ma invasa da sterpaglie al punto da gridare vendetta.

Sulla destra un imponente palazzo in pietra a vista che, nonostante le precarie condizioni, mostra tutto l’orgoglio del suo passato di ufficio direzionale dell’ex zuccherificio. Di fronte, due accessi bloccati da una catena con tanto di scritta “Proprietà privata” e il segnale di divieto di accesso. Sul lato sinistro una stradina, che ormai è poco più di un sentiero, che inizia la sua salita verso l’argine del Po. E lì, sia pure a fatica, a causa della recinzione con un telo che circonda l’area, si intravvedono due roulotte e un container frigo: quest’ultimo è utilizzato per depositare il pesce di bracconaggio che dopo qualche giorno prende la strada per i Paesi dell’Est. E mentre scattiamo qualche foto, si alza in piedi un tipo che fino a qualche momento prima era completamente nascosto tra la vegetazione, grazie alla sua tuta mimetica militare.

La scena è del tutto simile alle immagini che arrivano ogni giorno dal confine tra Ucraina e Russia con quei soldati seduti o in piedi a fumare a sorvegliare non si sa cosa. Con fare minaccioso si avvicina e con accento straniero chiede: “Chi sei? Che fare? Che volere? Perché fotografare?”. L’aspetto, il portamento e il tono della voce suggeriscono che non è il caso di dare troppa confidenza e a questo punto ci ricordiamo le raccomandazioni di Claudio: “Non andare, perché se ti vedono ti bastonano quando va bene, ma sono anche pronti a sparare”.

Intanto ci accorgiamo che sono quasi passati i cinque minuti concessi da Claudio: se entro questo lasso di tempo non avessimo dato un segno di vita, ci avrebbe pensato a lui ad allertare i carabinieri. Fortunatamente non serve: facciamo in tempo a comunicargli che abbiamo lasciato Borgo Fiorito e così tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo. Francamente è quasi impossibile raccontare che a pochi chilometri dal centro cittadino di Adria, ci sia una zona praticamente fuori dalle leggi dello Stato, dove a farla da padrone sono i predoni del Po.

La Voce di Rovigo


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