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Serravalle e dintorni...

 

CONTINUA LA POLEMICA SUL PALIO DI SERRAVALLE
- Lettere alla Nuova Ferrara del 22 giugno 2011 -

 

Una polemica interessata

Egregio direttore, da tempo mi sovvengono domande alla quali non mi riesce di trovare risposta! Ho deciso quindi di rivolgermi direttamente a lei... Ho letto con attenzione tutta la sequela di botta e risposta che nelle pieghe del giornale da lei diretto hanno trovato espressione, relativamente al Palio di Serravalle. Il tutto ha avuto origine dall'editoriale da lei autorizzato nell'edizione del 27 maggio 2011, a firma di Diego Marani, nel quale si poneva a critica la manifestazione che a Serravalle trova luogo fin dal 1981.

La prima domanda è la seguente:

per quale ragione si autorizza un editoriale di quel genere e non si da la possibilità di replica a nessuno offrendo lo stesso spazio di accesso? Lei mi insegna che la prima pagina del giornale è ben più letta della pagina delle lettere aperte...

Marani, nel già citato editoriale, sostiene che le gara più si confacente alla comunità serravallese sarebbe quella del siluro dove "Ogni gareggiante si legherà a un pesce. Vince chi annega per ultimo". Estrapolando questa sua affermazione dallo scritto di Marani, a titolo di esempio (ma il resto non è molto più elegante), vorrei chiederle dove, a suo parere, in una vicenda come questa, si trova il confine fra l'ironia e la volontaria provocazione, visto che l'autore stesso, nell'intervento del 30 maggio, richiamando il pensiero del filosofo Jankelevitch, sosteneva di voler essere tanto intelligente da riuscire ad essere ironico, mentre i serravallesi tutti erano assenti del primo e secondo passo verso l'intelligenza e quindi incapaci di ironia.

Nella elegantissima lettera al suo giornale che lei ha pubblicato in data in data 29 maggio a firma del sindaco di Berrà Eric Zaghini, lo stesso autore rivolgeva un invito pubblico a Marani al fine di averlo come ospite nella cena medievale che si terrà il 26 giugno a Serravalle. Le chiedo se per caso avesse omesso di pubblicare l'accoglimento di Marani, oppure se il pubblico silenzio corrisponde come nel privato ad un assenso. Chi scrive, ha da tempo la passione della lettura. Mi diletto in questo perché credo che la lettura sia un veicolo di apprendimento e di approfondimento del pensiero, che, al contrario di altri, è in grado di lasciare il segno in profondità e nell'intimità. Oltre a questo, potrei specificare mille altre personali ragioni. La mole complessiva delle mie letture si aggira attorno ai 50 volumi anno, i quali vengono scelti con particolare cura in base alle recensioni che vengono pubblicate e ad altri personali criteri. lo risiedo a circa 20 km da dove è nato Diego Marani, e neppure sapevo della sua esistenza.

Cercando di capire chi si giova della polemica scritta e pubblicata sulla Nuova Ferrara, mi sovvengono alcuni soggetti, i quali, di certo, hanno beneficio: il primo e lo stesso Marani, il quale si è fatto conoscere an­che da chi non lo conosceva, il secondo è lo stesso Ente Palio, il quale beneficia di gratuita pubblicità, il terzo soggetto è la Nuova Ferrara, la quale riuscirà a vendere forse 10 copie in più agli interessati a questa storia. Diceva un noto personaggio: "pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende". Le chiedo cortesemente di smentirmi in quanto sopra espresso. Colgo l'occasione per porgerle un augurio di buon lavoro.
Marco Marchesini       


 Risponde II direttore:

Gentile signor Marchesini Tutte le lettere che ci sono arrivate In replica a Marani sono state pubblicate, una con un richiamo in prima pagina. E' ovvio che ho autorizzato io la pubblicazione del suo intervento, fa parte delle prerogative di un direttore che si prende le sue responsabilità. Se ho tagliato qualche riga l'ho fatto in un paio di lettere che criticavano le reazioni di Serravalle e che scadevano in considerazioni irrispettose.

Tornando a Marani, un intellettuale ferrarese che parla varie lingue, scrive romanzi per la Bompiani tradotti all’estero, collabora per gli inserti culturali di giornali (dal Sole 24 ore a Il Fatto quotidiano) ritenevo che la sua opinione contribuisse ad aprire un dibattito sulle feste di paese, con quello stile ironico che lo contraddistingue. A quanto pare non si può criticare ne scherzare nemme­no su un palio o una sagra. Questa si è una vera tristezza.
(p.b.)  
               

Fonte La Nuova Ferrara del 22 giugno 2011

25/11/2016