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Serravalle e dintorni...

 

DIEGO MARANI E IL PALIO DI SERRAVALLE
- L'incapacità di sorridere (del Palio, naturalmente)... -

 

L’incapacità di sorridere

Ho passato una settimana di vacanza in Italia a cavallo delle elezioni e ora torno a casa portando con me due sensazioni forti di questi giorni.
La gioiosa spinta ad un cambiamento profondo che il crollo del PDL rende infine possibile e la litigiosità dilagante che tocca ormai ogni ambito della società italiana. La breccia che si è aperta nel muro del berlusconismo fa sperare tanta gente nella possibilità di ricostruire un paese devastato dall’ingiustizia sociale e dal crollo del civismo. Ma la società italiana è ormai talmente avvelenata dall’esasperazione di questi anni che le persone si aggrediscono per piccole cose e tutto diventa occasione di litigio e di sospetto. Ne ho avuto l’esperienza anche io nel vedere la reazione smodata dei notabili di Serravalle al mio innocente articolo ironico sul loro palio. Si sono scomodati sindaco e ente palio per chiedermi conto di tanto spregio per la loro nobile associazione di volontariato. Ci si è accaniti a vedere nel mio intervento un attacco, pilotato chissà da chi, un complotto diabolico perpetrato da un misterioso Al Quaeda da bonifica, pronto a tutto per sabotare quattro sbandieratori in mutande.
Cari signori, vi invito alla lucidità che si esige da organi eletti e chiamati ad amministrare una collettività. E soprattutto ad avere la leggerezza di saper ridere di voi, che è la miglior dote di ogni politico. Serravalle non è una corte rinascimentale e con quanta nobilità si possa trovare nelle sue origini, un palio lì da voi si presta inesorabilmente al comico. Ma giocare e scherzare sul vostro palio non ha nulla a che vedere con l’insulto alla vostra comunità e alle vostre lodevoli iniziative di volontariato.
Al contrario, la mia voleva essere, come sempre quando parlo della mia terra, un’affettuosa ironia. L’ironia che sveste le apparenze e che mostra l’altra faccia delle cose. Quella che conoscono bene gli organizzatori della sagra della zanzara, ad esempio, che del loro non prendersi sul serio hanno fatto un evento di successo.
Saper cogliere la mia ironia voleva dire stare al gioco e magari replicare al mio scritto con altre fantasiose idee o con altrettanta presa in giro sulla mia Tresigallo. Ma forse chiedo troppo ai poco fantasiosi amministratori serravallesi, tanto svelti ad indignarsi ma un po’ lenti a concentrarsi. Leggete qualche libro in più, e guardate meno televisione: così potrete ritrovare le luminose vie dell’intelligenza! Come tanti italiani oggi, i notabili serravallesi cercano un nemico contro cui scagliarsi e cui attribuire le colpe di ogni male. Ma il nemico non sono io che invento gare fantastiche per un onirico palio fluviale, il nemico è in voi e non lo vedete più. L’aggressività che vi rode viene forse da questi vent’anni di berlusconismo, che hanno sottratto risorse ai Comuni, tagliato i servizi, chiuso le scuole, schiavizzato i lavoratori, aumentato le tasse e impoverito il territorio. Rendendo così il volontariato uno strumento indispensabile. Forse è questa l’equazione che vi ha spinti a sentirvi attaccati dal mio articolo. Ma allora è tempo di ravvedervi.
Qualche giorno fa Folco Quilici ha raccontato su queste pagine la bellissima favola della Repubblica del Bosegatto. Erano i tempi in cui in queste terre c’erano ancora uomini coraggiosi, pieni di poesia ma anche di iniziativa, capaci di sognare ma anche di realizzare i loro sogni. L’Emilia si è sempre nutrita a questa vena profonda della sua anima, con la spregiudicatezza e l’inventiva che ci ha resi famosi nel mondo. Agli amici di Serravalle auguro di ritrovarla questa vena, di liberarsi dal veleno dei tempi moderni e di guardare dalla parte del loro fiume, che non si ferma mai e non ha paura di niente.


Diego Marani - La Nuova Ferrara del 5 giugno 2011

La risposta di Gaia Conventi dalle pagine (web) del suo blog

Gentile Marani, siamo alle solite: lei scrive su carta e io nel web, e sono certa che le nostre strade non si incroceranno mai.

Le dedicai un post pur sapendo che lei non mi avrebbe degnato d’un occhiata. Ha però risposto – sul giornale per cui scrive – al sindaco di Berra, ma io non sono sindaco e non mando lettere ai giornali, so quindi che lei non si curerà di me, ancora una volta.

Non sono sindaco, le dicevo, ma ne ho avuto uno in famiglia e mentre ancora mi chiedevo cosa avrei fatto da grande, fui subito certa di non voler entrare in politica.

Né politici né intellettuali, questa è la mia cura per il vivere sano, perché ad entrambe le categorie non si riesce a far intuire quando – ormai giunti al fondo – hanno iniziato a scavare. A gente di tale caratura non si può certo consigliare “molla la pezza, stai diventando ridicolo!”, perché per tali esseri alati nutriamo una certa venerazione.
Noi non abbiamo letto tanto, non abbiamo visto il mondo, siamo i villici che il berlusconismo ha rincoglionito. Cosa vuole farci, era il nostro destino…

Così, da lei come dai nostri buoni nonni – spinti dalla saggia vecchiaia e da un po’ di sclerosi – ci lasciamo dire che una volta sì, una volta si stava meglio, che avremmo dovuto fare “le scuole alte” invece di andare a guadagnare qualche centesimo, perché ci siamo imbruttiti dando peso alle cose materiali e vivacchiando inebetiti davanti alla televisione che ci imbarbarisce gli animi. Eh, una volta invece, quando c’erano gli Estensi, o quando dall’alto di Bruxelles ci additavano su Google Maps come terra fertile di brava gente, gente che sa ridere e che è talmente buona, talmente gioviale, da lasciarsi volentieri prendere per il culo…

Sì, a quei tempi era tutto diverso, Berlusconi non ci aveva mangiato l’anima e mai ci sarebbe venuto in mente di fare un Palio tra la terra arata e le zanzare che pungono.
Ma questi sono anni corrotti, lei lo sa bene, ci vede da lassù e veglia su di noi, di questo la ringraziamo.

E ne ridiamo, sa? Ne ridiamo moltissimo, proprio come lei ci consiglia.
Del Palio, dice? No, non di quello, ma cosa glielo spiego a fare? Lei non mi legge, del resto non sono sindaco d’alcunché.

Buon rientro a casa, caro Marani, nel frattempo i nostri sghignazzi aumentano: ora abbiamo appreso che possiamo prenderci gioco di noi stessi e di chiunque altro. Compreso lei.

Gaia Conventi


7.6.11