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Serravalle e dintorni...

 

L'IRONIA(?) DI DIEGO MARANI SULLA "NUOVA FERRARA" 
- IL PALIO DI SERRAVALLE MERITA DI MEGLIO...
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Diego Marani

L'articolo di Diego Marani apparso sul quotidiano "La Nuova Ferrara" del 27 maggio 2011

A ciascuno il suo palio delle contrade

di Diego Marani DALLA PRIMA:  Ma chissà, forse si faceva surf sull'onda delle rotte di Po, si faceva la gara a chi moriva prima di fame e il palio offerto in premio era un pezzo di tela di sacco in pura canapa? No, a Serravalle, se proprio ci si vuole inventare un palio, gli sbandieratori non vanno bene. Serve qualcosa di più etnico. Per esempio una bella corsa di rane, una gara di pesca a manazza, una staffetta scalzi sulla terra arata o magari il lancio della pantegana. Tutte discipline che meglio esprimono il territorio. Un'altra grande risorsa che Serravalle potrebbe valorizzare per il suo palio è il pesce siluro. Se vengono fin dalla Germania a pescarlo e perfino a mangiarlo sull'argine del Po, un valore dovrà pure averlo? Allora nel palio di Serravalle ci starebbe bene una bella caccia al siluro o una corsa di siluri in Po. Ogni gareggiante si legherà a un pesce. Vince chi annega per ultimo. Un altro palio posticcio è sicuramente quello di Copparo, istituito nel 1934 da Italo Balbo, governatore della Libia. Vero, come ho scritto sopra, tutto si può inventare. Ma anche qui, che l'invenzione sia coerente! Al palio di Copparo, per essere in linea con la figura del suo inventore, non deve dunque mancare almeno una corsa di cammelli, una staffetta di ascari tripolitani, una gara di montaggio tenda beduina e una corsa coi Panzer. Il gioco a squadre''caccia al colonnello'' sarà la grande sfida fra le contrade. Teatro dell'evento dovrà essere un deserto ricostituito di dieci ettari fra Copparo e Guarda. Con almeno quattro semafori, però. Ché Copparo è la capitale mondiale del semaforo inutile e sarebbe un peccato che perdesse il primato. Momento cruciale della festa sarà la trasvolata in parapendio dal campanile della chiesa al Po, dove concluderà i giochi una regata di navi profughi in costumi tradizionali.

27 maggio 2011

La risposta di Gaia Conventi, Rione Mota del Palio di Copparo, sul suo blog www.gumwriters.it/

E su La Nuova Ferrara c’è Diego Marani che spara a zero, a costo zero, sbagliando anche mira…

maggio 28th, 2011

Un trillare di telefono e un bippare di sms: c’è da replicare a Diego Marani, e molta gente pensa subito a me. Sarà perché gestisco un sito di satira, perché ho la penna che uccide, perché mi occupo di Palio o perché – semplicemente – trovo sempre gradevole sbugiardare un noto intellettuale.

Grazie all’amico – collega, fratello, compagno di mille avventure – Sandro, del Rione Mota di Copparo, scovo su facebook il testo di questo mirabile articolo.

Prima di mostrarvelo – condito dalle mie personali considerazioni -, vorrei porre alla vostra attenzione una breve biografia di Diego Marani, nato a Tresigallo nel 1959 – grazie al cielo tuttora vivente, l’articolo in questione non esce postumo -, stimato scrittore e glottoteta italiano. Azzo fa un glottoteta? Ve lo starete chiedendo e lo credo bene… stiamo mica parlando di uno che fa lo sciampista, eh?

L’impegno di Diego Marani è quindi rivolto al migliorare la comunicazione tra i popoli grazie alla progettazione e allo sviluppo di una lingua artificiale che possa essere letta, scritta, parlata e gestita dai ferraresi e dal resto del mondo. Sì, insomma, da tutti, per questo non mi spiego certe sortite giornalistiche… proprio fatte da lui, da uno stimato studioso! Ma andiamo per gradi.

Marani lavora a Bruxelles presso la Commissione Europea, dove si occupa di cultura e promozione del multilinguismo, e ovviamente non dello sviluppo del Palio di Serravalle e Copparo, né del facilitare la comunicazione tra i lettori de “La Nuova Ferrara” e quei pirla che si sbattono durante l’anno per progettare certe ridicole manifestazioni.

Diego Marani, (lo dice Wikipedia) è l’inventore della lingua artificiale chiamata Europanto, costituita da un insieme di tutte le lingue d’Europa. In questo idioma totalmente inventato ha tenuto una rubrica fissa su giornali svizzeri e belgi. L’Europanto è una provocazione contro l’integralismo linguistico di chi predica la purezza delle lingue. Con il gioco intellettuale dell’Europanto, Marani invita a imparare le lingue sapendo vedere dietro ogni lingua l’umanità di chi la parla. La lingua è uno strumento identitario, ma è anche una porta aperta verso nuovi mondi che aiuta a vedere meglio noi stessi. La lingua ovviamente, perché la visione ludica del Palio di Serravalle e Copparo il nostro Marani non la vede, del resto io non l’ho mai visto tifare al Palio di Copparo, quindi mi spiego molte cose.

Dice ancora Wiki che, nei suoi romanzi, Diego Marani sviluppa e approfondisce la tematica dell’identità e dell’appartenenza mettendo a frutto la sua esperienza di funzionario europeo. In altre sue opere affronta invece la tematica delle radici e della memoria.

Già, ma la memoria va cercata, va anche sfrondata, insomma, ognuno si tenga la memoria che preferisce. E questo lo dico io, perché nell’articolo di Marani la memoria viene storpiata come se l’Europanto lo parlassi io.

Ancora da Wiki: In Europanto Diego Marani ha pubblicato una raccolta di racconti (Las adventures des inspector Cabillot). Il primo romanzo (in lingua italiana) è Caprice des Dieux, uscito nel 1994. Il romanzo Nuova grammatica finlandese, ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour nel 2001 e il Premio Dessì nel 2002. Con L’ultimo dei Vostiachi Diego Marani ha vinto il Premio Selezione Campiello nel 2002. Diego Marani collabora con il supplemento culturale del Sole 24 Ore.

Dove abbia trovato il tempo di scrivere questo mirabolante articolo, per me rimane un mistero.

Ecco cosa scrive Diego Marani

Il nostro palio è una tradizione preziosa che ogni anno ravviva in giochi antichi il ricordo di quando Ferrara era una capitale. Lo spirito di una capitale non muore mai e anche a Ferrara lo si può ancora sentire.
C’è qualcosa di grande che resta non solo nei nostri palazzi ma perfino nei ferraresi, malgrado loro stessi.
Il nostro seppur breve dominio ci ha spinti a pensarci nel mondo, a guardare il mondo. Di quella visione ci resta una pur sepolta consapevolezza. Celebrare la memoria rinsalda i legami di una società e mantiene la coesione che serve per affrontare il futuro. Bisogna però averla la memoria.
Come ha scritto lo storico inglese Eric Hobsbawm, la tradizione si inventa.
Ma anche per inventarla serve uno straccio di materia prima. Una storia certa e un giudizio condiviso su di essa sono l’essenza di ogni mito. Tutta roba che i ferraresi hanno in abbondanza.
Ma
che manca platealmente a certi patetici eventi di recente invenzione che pretendono di recuperare tradizioni inesistenti.

Bene, sappiate quindi che i ferraresi – io l’ho ripetuto più volte, ho aperto il blog Fatiquei proprio per raccontarvelo – campano ancora dei fasti estensi. Prima di quelli, a Ferrara c’erano i Salinguerra e gli Adelardi che si menavano un giorno sì e uno sì, gli Este a Ferrara ci piombano per fare fortuna, arrivano dal Veneto, mica sono roba nostra. Eppure – un po’ per bravura, molto per un oroscopo benigno e moltissimo perché avevano facce da culo che i nostri politici odierni se le sognano -, gli Estensi pigliano Ferrara e la tengono a lungo. Fanno di meglio, si imparentano col resto d’Italia e d’Europa, perché non sono dei cretini, eh? Sono imprenditori e tarabascani, della peggior specie.
Se ne vanno quando il papa trova il maccheggio giusto per riavere indietro la città, e no, non fanno harakiri sulla pubblica piazza, prendono armi e bagagli e se ne vanno a Modena e no, di nuovo, non si sono estinti. Un ramo degli Estensi è ancora vivo e vegeto.

Ma dicevamo: i fasti estensi, già, purtroppo interrotti dai secoli bui a seguire. E infine chi arriva a rinverdire l’epoca di Ferrara capitale? I fascisti.
Ma dai? A Ferrara? Sì, ma non ditelo ai ferraresi sennò gli va di traverso la salamina.

Mai sentito parlare di Italo Balbo? A Ferrara sì, ma si fa finta di niente. A quei tempi avere a Roma un ministro con le palle, portava nel nostro territorio grossi benefici. Adesso no, infatti ci cucchiamo Cona e ci chiudono l’ospedale in città. Beh, fateci un bel Palio a Cona, dai, così festeggiamo tutti assieme!

Ho per caso sorpreso su internet il titolo di una notizia di cronaca dell’estate scorsa:Il Palio di Serravalle alla Fiera mondiale della zanzara di Berra’. Qui c’è qualcosa che stona. Non la Fiera mondiale della zanzara, che a Berra ci sta tutta. Ma il palio di Serravalle. Una tradizione di sbandieratori in divise giallorosse, tamburi e trombe sembra un po’ improbabile in terre di recente bonifica lungo l’argine del Po.
Quando nel 1259 Ferrara celebrava il suo primo palio, qui si affondava nella melma fino alle anche e i pochi abitanti di tempo libero per il gioco, fra pellagra e malaria, dovevano averne poco.

Gentile Marani, guardi che in quegli anni nemmeno a Ferrara si stava poi tanto bene. Civilizzati un po’ più delle scimmie del circondario, con la rotta di Ficarolo ancora non del tutto asciutta, scalzi in mezzo alla melma – e speriamo fosse solo melma, perché le fognature degli antichi romani erano decisamente più all’avanguardia delle nostre -, con la fame e le gabelle a multarti nel crescere, con la spada sotto al cuscino. C’era un detto, lo racconta proprio la Bellonci nel suo “Lucrezia Borgia”: a Ferrara nessuno è troppo povero per non avere almeno una lama. Già, attaccabrighe, e poi non mi si venga a dire che le brutte abitudini le ho portate io da Goro, eh? Ah, giusto, nel suo ultimo libro – Al Zanett inspirtà – , lei usa proprio il mio paese per citare una località fuori dal mondo, dove i villici sono spartiti in tribù semi-acquatiche. Non ha tutti i torti, sa? Eppure, siamo sopravvissuti ai papalini, alle zanzare e alle vongole che sono andate a ramengo: sopravviveremo anche ai suoi libri, ne stia certo.

Ma chissà, forse si faceva surf sull’onda delle rotte di Po, si faceva la gara a chi moriva prima di fame e il palio offerto in premio era un pezzo di tela di sacco in pura canapa? No, a Serravalle, se proprio ci si vuole inventare un palio, gli sbandieratori non vanno bene.

E quelli di Ferrara li trova in epoca? Stanno forse segnalando in battaglia? Ma quale battaglia, a Ferrara è già tanto se ci si trova in piazza per dire che il S. Anna va tenuto aperto… mica come a Comacchio, ma già, a Comacchio ci sono le celebrazioni della “Guerra del sale”. Glielo dice lei che quella guerra l’abbiamo vinta sulla carta e abbiamo perso il Polesine? E cosa minchia rinverdiamo? La vittoria di tolla?
Dica ai comacchiesi che la piantino, se poi le sputano in un occhio, beh, a mio parere hanno tutte le ragioni del mondo.

Serve qualcosa di più etnico. Per esempio una bella corsa di rane, una gara di pesca a manazza, una staffetta scalzi sulla terra arata o magari il lancio della pantegana. Tutte discipline che meglio esprimono il territorio.

Chissà come saranno contenti quelli di Serravalle! Immagino la vorranno come ospite d’onore al Palio paesano, prepari la valigia e scenda da Bruxelles, le verranno incontro a piedi nudi, con l’orecchino al naso, salutandola con un “sì, buana”.

Per quanto ne so – e mi perdoni se ne so meno di lei – Serravalle è un paesino che si dà da fare, c’è gente che cerca di imbastire qualcosa di ludico – pulito, senza doping di sorta – che possa unire vecchi e giovani. Non dico nazioni diverse, parlo di età differenti, o anche questo non rientra nel suo campo di studi?
Credo fermamente nel valore del gioco come espressione del vivere sano e come metodo, senza tempo e geografia, per riabilitare il proprio territorio all’occhio di chi lo vive.

Di chi lo vive, ribadisco, e non di chi scova articoli su di un giornale.

Un’altra grande risorsa che Serravalle potrebbe valorizzare per il suo palio è il pesce siluro. Se vengono fin dalla Germania a pescarlo e perfino a mangiarlo sull’argine del Po, un valore dovrà pure averlo? Allora nel palio di Serravalle ci starebbe bene una bella caccia al siluro o una corsa di siluri in Po. Ogni gareggiante si legherà a un pesce. Vince chi annega per ultimo.

Lei ha perfettamente ragione, ma proprio non mi spiego perché i cavalli di Ferrara non corrano più in centro storico. Guardi che piazza Ariostea non è in epoca, fossi in lei chiederei di farla interrare nuovamente.

Per quanto riguarda l’annegare in Po, mi permetta di ricordarle che Ferrara e il Po non si vedono da diverso tempo – eh, la rotta di Ficarolo! – e forse lei ha completamente scordato quanto poco sia saggio farsi beffe del grande fiume. Io no, ma io sono di Goro – non sono mica nata in centro a Ferrara, nemmeno a Tresigallo, si figuri! – e ho imparato una cosa: sui morti in Po – e su quelli in mare, ché io ho la fortuna d’essermi bagnata i piedi in entrambi fin da poppante – non si scherza. Sa, proprio non è bello, o forse per lei i morti in Po sono roba vecchia, che non si usa più. Ecco, ricordi di Palio, mettiamola così.
Beh, caro Marani, sappia che a Ferrara si buttano dal grattacielo – brutta morte, anche per la scelta del posto – ma da noi il Po va ancora alla grande. Quindi, sia cortese, lasci i morti al Po e lei continui a stare a Bruxelles.

Un altro palio posticcio è sicuramente quello di Copparo, istituito nel 1934 da Italo Balbo, governatore della Libia.

Quello di Ferrara l’ha riportato in auge proprio lui, si figuri, o la cosa va taciuta?

Vero, come ho scritto sopra, tutto si può inventare. Ma anche qui, che l’invenzione sia coerente!

Non le basta l’aver piazzato qui una Delizia Estense? Vuole che riportiamo le cose come stavano? E allora ricominciamo ad andare a caccia al Barco, coi leopardi. Già, si faceva così, poi si è smesso. Peccato, perché i leopardi davano quel tocco d’esotico che piaceva agli Estensi…

Al palio di Copparo, per essere in linea con la figura del suo inventore, non deve dunque mancare almeno una corsa di cammelli, una staffetta di ascari tripolitani, una gara di montaggio tenda beduina e una corsa coi Panzer.

In realtà noi facciamo giochi di piazza, e credo che il tiro alla fune e il palo della cuccagna li conoscesse anche Balbo.
No, non li facciamo in orbace, grazie al cielo abbiamo sarte che ci preparano abiti eccellenti, sa, altri pirla come noi che al Palio dedicano dodici mesi l’anno.

Pensi che una volta avevamo anche la corsa con le somare – aberrante, eh? -, ma è stata abolita per non far soffrire le bestiole. No, mica come al Palio di Ferrara, cosa va a pensare? A Copparo nessun somaro si è mai azzoppato in curva, non siamo mica storici come a Ferrara, noi!

Il gioco a squadre’’caccia al colonnello’’ sarà la grande sfida fra le contrade.

Se avessimo maggiori fondi potremmo anche andare a caccia del colonnello in compagnia del leopardo, può esserne sicuro, ma qui i soldi non li abbiamo.

Qui andiamo avanti a forza di volontariato e stringendo i denti, pensi che potremmo tranquillamente sederci al bar, come chi non fa niente e critica un mucchio, faremmo meno fatica, non crede? Invece ci sbattiamo – il culo e l’anima – per riuscire a tenere assieme un rione: vecchi e giovani, uomini e donne, musici e sbandieratori, sarte, figuranti e tutti gli altri. Parlo di decine di persone, gente che alla sera non si inebetisce davanti alla tv: sta in strada a provare gli esercizi, anche se fa freddo. Glielo dicevo, siamo dei pirla.

Teatro dell’evento dovrà essere un deserto ricostituito di dieci ettari fra Copparo e Guarda.

Chiediamo ai contadini di mandare in malora i campi per l’occasione o trasferiamo tutto alla spiaggia di Volano? Pensi che bello, i beduini arabo estensi che corrono tra gli ombrelloni! Ah, già, lei raccontava una scena simile nel suo ultimo libro in dialetto, mi perdoni quindi se ho citato indebitamente una sua idea.

Con almeno quattro semafori, però. Ché Copparo è la capitale mondiale del semaforo inutile e sarebbe un peccato che perdesse il primato.

Mi perdoni, quale sarebbe il semaforo inutile? Perché io a Copparo giro in bicicletta, e se il semaforo inutile è quello della piazza, beh, mi creda, mi ha salvato più volte la vita.

Scusi, Marani, ma lei da quanto tempo non gira in bici a Copparo?

Momento cruciale della festa sarà la trasvolata in parapendio dal campanile della chiesa al Po, dove concluderà i giochi una regata di navi profughi in costumi tradizionali.

Diego Marani

Caro Marani, io temo che lei abbia confuso la satira con lo sfottò e la stia inavvertitamente usando sul Palio sbagliato. Guardi, glielo dico in amicizia, perché col matrimonio m’è arrivato in dote prima il Palio di Ferrara e poi quello di Copparo. Un po’ ho visto d’entrambi – da dentro, mica sui giornali – e le posso garantire che non si tratta di un branco di fessi in calzamaglia.

Mi chiedo quindi quando lei – tresigallese, molto più cittadino di me, per carità… – abbia mai vissuto in prima persona le tradizioni esotiche del Palio di Serravalle e di Copparo, perché io a Copparo non ricordo d’averla mai vista, sa? Né come spettatore e, men che meno, impegnato in uno dei nostri Rioni.

Quindi, mi scusi, di cosa va cianciando?

Gaia Conventi

P.S.  Voglio sperare che il Sindaco di Copparo e la Presidentessa dell’Associazione dei Rioni del Palio di Copparo abbiano già preso carta e penna per scrivere a “La Nuova Ferrara”. Nel mio piccolo mi accontento di questo blog, se deciderete di linkare questo post sulle vostre bacheche facebook, non ci sarà nemmeno bisogno di scomodare i giornali, perché si sa… il web riesce a fare di più, e senza alcun filtro.


25/11/2016