Serravalle e dintorni...


BERRA, CRONACA DEL CONSIGLIO COMUNALE
- GIOVEDI' 21 DICEMBRE 2017 -


 


 

 

 

Berra. (dall’inviato Luciano Cicoria) Era l’occasione giusta per saperne di più per quanto riguarda la fusione in essere tra i comuni di Berra e Ro ed invece la presenza dei cittadini è stata scarsa, quasi assente, segno evidente di una disaffezione alla politica, che si può notare anche dal calo continuo della presenza alle urne.

Una decina di persone tra il pubblico (tra le quali 2 giornalisti, due ex sindaci del comune di Berra Diego Cavallina e Cristiano Capisani, e 6 cittadini). Ma il sindaco di Berra Eric Zaghini è stato ottimista: ”Questa sera – giovedì 21 dicembre 2017 - abbiamo ripreso a fare politica, quella che non si faceva da molto tempo. Spero che questa unione serva a fare riavvicinare la gente alle istituzioni, perché è diventato difficile anche a formare le liste elettorali”.

Ma partiamo dall’inizio, dalle ore 21 circa, quando è iniziato il consiglio comunale, con il monologo durato poco più di un'ora da parte del Sindaco Eric Zaghini, che ha spiegato ai presenti il progetto di fusione tra i comuni di Berra e Ro, il primo passo importante affinché il prossimo anno i cittadini dei due comuni possono andare alle urne per dare il responso definitivo per la unificazione ad un solo comune.

Zaghini ha illustrato il progetto di fattibilità, percorrendo i passaggi salienti – oltre 100 pagine stilate da esperti nel settore dell'Università di Ferrara - ricordando ancora una volta che il contributo che arriverà nelle casse del comune rappresenta sicuramente il motivo principale.

Oltre 1,3 milioni di euro all’anno per 10 anni, che con l’approvazione della nuova finanziaria diventeranno oltre 1,5 milioni. "Tra le altre cose il progetto parla di una fusione vantaggiosa anche in assenza del contributo - ha spiegato il sindaco - perché la formazione di comuni tra gli 8/10 mila abitanti sono comunque economicamente vantaggiosi".

La fusione dei due comuni porterebbe alla nascita di un comune di poco più di 8mila abitanti, dove saranno garantite le erogazioni dei servizi di front office in maniera dislocata sul territorio, mentre il back office dei servizi saranno in un’unica sede (prestabilita), in modo da offrire ai cittadini un facile accesso. I servizi che questi comuni hanno da tempo affidato all’Unione Terre e fiumi rimarranno tali, mentre quelli ora gestiti in maniera diretta dalle amministrazioni andrebbero nelle mani del nuovo Comune: il progetto di fattibilità ne indica alcune correzioni, come ad esempio il ritorno a 5 caposettore.

Eric Zaghini ha presentato l’iter necessario per arrivare alla fusione vera e propria. “Dopo l’approvazione di questa sera, che spero arrivi all’unanimità, sarà necessaria l’approvazione della Regione; nel frattempo l’auspicio è quello che nascano comitati del SI, formato da cittadini e non politici, da persone che vedono interessi di sviluppo del nostro territorio all'interno di questo progetto".

Se l’esito del referendum – che si terrà a primavera o in autunno (decide la Regione) - dovesse essere positivo, la Regione istituirà il nuovo Comune entro il 31 dicembre 2018, data in cui scadranno, per dimissione, anche i mandati delle relative amministrazioni. Il nuovo Comune prenderà formalmente vita il primo gennaio 2019 e sarà guidato da un commissario prefettizio, fino alle normali amministrative della primavera 2019.

"Non bisogna dimenticare che questi importanti contributi hanno una scadenza - ha detto Zaghini - è quindi è importante che chi governerà dovrà sfruttare al meglio questa occasione, per far crescere questo territorio".

Per concludere un appello al voto favorevole: "L'augurio quindi è che, con tutti i se e i ma ed i distinguo, noi tutti, questa sera, votiamo a favore di questa fusione". L'assise non ha deluso le attese e dopo l'intervento di tutti o quasi i consiglieri il progetto è stato votato unanimemente. Non sono mancate le ipotesi per il nome del nuovo comune: Lavezzola e Riva del Po. Ma questa è un’altra storia.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Berra. L'approvazione unanime del progetto di fusione tra Ro e Berra ha messo in evidenza diversi distinguo, soprattutto da parte dei due gruppi di opposizione. "Una fusione che deve essere fatta - ha detto e ribadito il leghista Stefano Bigoni, capogruppo di "Uniti per Berra" - se non si coglie questa opportunità i comuni, soprattutto quelli piccoli come il nostro, già affetti da un processo di migrazione, in assenza di opportunità economiche e sociali si troveranno a gestire risorse insufficienti, anche ad assicurare la sopravvivenza dell'identità stessa".

Dopo averne indicato i punti principali di intervento, dalla mobilità alla sicurezza, in tutti i sensi, dai servizi all’assistenza, alle infrastrutture, istruzione, ambiente e, non meno importanti le attività produttive. Bigoni ha concluso dicendo: "Sia ben chiaro però che molto dipenderà dalle scelte che verranno fatte e da chi ci governerà".

Diversa e più complessa invece la motivazione del voto favorevole da parte del gruppo "Interesse Comune", un approvazione molto scettica e polemica. "È indiscutibile che il contributo economico è una grossa occasione ma sono molti i punti dubbi - spiega il capogruppo Simone Grandi - A partire dalla relazione di fattibilità, fatta male e con molti errori, come ad esempio il richiamo alla linea ferroviaria di Polesella, con la quale noi non abbiamo nulla a che vedere. Un progetto che per il prezzo che è costato, circa 6mila euro, poteva e doveva essere fatto meglio, più veritiera e forse con meno parere tecnico e più da liberi cittadini”.

Grandi termina con una quasi scrollata di braccia:”Ma ora andiamo avanti, anche perché peggio di così non si può andare e se rinunciamo a questo contributo solo la manna caduta dal cielo ci può aiutare".

 (luc.cico)

 

23.12.17                               Contatore visite