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Serravalle e dintorni...

- IL 10 FEBBRAIO SI CELEBRA IL GIORNO DEL RICORDO -
LA TRAGEDIA DELLE FOIBE: PERPETRATA DAI COMUNISTI DI TITO E NASCOSTA DAI PARTITI ITALIANI. UNA VERGOGNA DURA A MORIRE
- Di Leonardo Peverati -
 


 


Alcuni cadaveri recuperati

La "struttura" di una foiba

E’ da poco passato il giorno dedicato al ricordo dell’olocausto degli Ebrei nei campi di concentramento nazisti e il 10 febbraio, chi vorrà, ricorderà il martirio e la carneficina, perpetrati e voluti dalla Jugoslavia di Tito nei confronti degli italiani della Dalmazia e dell’Istria, che durò dal 1943 al 1947 insanguinando le FOIBE di quel territorio.

Per vendetta contro i fascisti, ma soprattutto per il fatto di non essere comunisti, furono gettati in quelle voragini, che si aprono a strapiombo fra le montagne carsiche, quasi diecimila italiani, in gran parte ancora vivi. A cadere in quei giorni, barbaramente trucidati, furono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

Per non dimenticare e per fare in modo che eventi così atroci e disumani, non possano succedere mai più!” Ecco cosa si è detto e da anni si dice, nel giorno della Shoà. Ecco quello che da qualche anno si dice nel giorno che ricorda la tragedia delle Foibe.

Pur tuttavia ancora non riusciamo a far si che, definitivamente, le due tragedie siano riconosciute entrambe degne della stessa gravità. Le reticenze di tutta la classe politica dell’immediato dopo guerra hanno portato, negli anni, a considerare gli “infoibati” una sorta di vittime di serie B, non con la stessa dignità dei primi.

Se per il Partito Comunista Italiano è stata la vicinanza ideologica a Tito a far sì che il dramma di quella gente non potesse essere affrontato, così come non si affrontò quello degli esuli, che da quelle terre dovettero fuggire dopo la cessione definitiva della Dalmazia e dell’Istria alla Jugoslavia, anche per l’allora Democrazia Cristiana e i neo-fascisti, meglio fu non affrontare la vicenda e assecondare il silenzio generale per nascondere quello che avvenne nei territori Istriani dal ’43 al ’45, sotto la mano pesante tedesca.

Oltre cinquant’anni di oblio hanno fatto si che ancora oggi, mentre commemoriamo, questo sentire non è ancora del tutto sopito. Qualcuno, gran parte del mondo della scuola ad esempio, lo fa, ma non con quella convinzione necessaria per essere liberi intellettualmente e questo non è più per concepibile.

E’ grave che sia così! Com’è grave, per qualcuno, non fare mai i conti con il passato se, nel passato, troviamo gli ottanta milioni di morti per la dittatura comunista o la sequela di vendette e molto di più, che nel dopo guerra insanguinarono il triangolo della morte e gran parte dell’Italia del nord.

Non riuscire mai a far pace con se stessi, negando, ignorando e facendo finta di non sapere, è brutta cosa.

Dopo settant’anni dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, l’Italia ancora oggi fatica a scrivere la storia del secolo scorso e lungo questo viatico diventa difficile la convivenza, sempre minata da diffidenze e nemici talvolta immaginari.

Diventano nemici chi tenta di dare spiegazioni agli eventi, diventano nemici coloro che, con prove documentate, scrivono i fatti. Diventano infine nemici coloro che non la pensano come noi, diventano nemici gli oppositori.

Diventano pericolosi, e non riusciamo ad accettare, anche chi il popolo elegge in libere elezioni.

Ed così che, a fianco di tutti costoro, tante volte non ci si accorge che gente senza scrupoli fa unicamente i propri interessi.

Leonardo Peverati 8 febbraio 2017


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