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Serravalle e dintorni...

 

CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA: COME BRUCIARE I RISPARMI DEI FERRARESI IN DIECI MINUTI - CON L'AIUTO DELLO STATO...
- di Leonardo Peverati -

 

Una vecchia foto dell'agenzia di Serravalle della Cassa di Risparmio di Ferrara

Il popolo europeo meglio predisposto a sopportare ogni e qualsivoglia tipo di angheria da parte dello stato, credo sia quello italiano.

Angherie che vanno da quelle fatte e costruite a uso e consumo nazionale, che i nostri politici moltiplicano indenni da qualsiasi ritorsione, a quelle che l’Europa ci propina, conscia del fatto di essere in presenza di governi, i nostri, senza attributi o, per essere più espliciti, “senza palle”: il caso CASSA di RISPARMIO di FERRARA insegna.

La vicenda della Banca Ferrarese è scandalosa. Lo è per la noncuranza della sua classe dirigente. Lo è per una classe dirigente provinciale, complessivamente intesa, priva di amor proprio e soprattutto priva di vere capacità imprenditoriali. Lo è, scandalosa, per la classe dirigente politica di questa provincia, arraffona e tornacontista. Pronta, quando il momento lo ha permesso, a usare e ad abusare essa stessa della banca che per decenni è stata vanto della città, aiuto vero per aziende e famiglie.

Poi la vicenda del suo “salvataggio”: verso la metà di quest’anno, il Fondo Interbancario era pronto all’esborso di trecento milioni per intervenire in tal senso. Poi bisognava solo aspettare chi fosse il compratore, il nuovo proprietario.

Tutto ciò avrebbe in gran parte salvaguardato quanti in questi anni, fidandosi della “Banca Locale”, ne erano diventati azionisti o, peggio ancora “obbligazionisti” e avevano investito lì i propri risparmi che, talvolta, rappresentavano i “risparmi di una vita”.

L’Europa non ha voluto: l’intervento del Fondo è stato ritenuto “aiuto di stato” e un governo con gli attributi di un eunuco, supinamente e inopinatamente, è corso ai ripari facendo pagare ai risparmiatori ferraresi i debiti altrui.

Cosa ne pensino poi i nostri amministratori, soprattutto locali, non è dato sapere. Né e dato sapere se qualcuno di loro si sia preso la briga di capire cosa possa rappresentare per le nostre famiglie una situazione di questo genere.

A un convegno a Cento, il presidente dell’A.B.I. (l’Associazione delle Banche Italiane), Antonio Patuelli ha dichiarato:

“La burocrazia europea, senza esporsi direttamente, ha messo a repentaglio il salvataggio di Carife impedendo, di fatto, l’ingresso del Fondo Interbancario e costringendo, in questo modo, il Governo ad emanare il doloroso decreto d’emergenza che conosciamo. Conosco bene la vicenda di Carife. Tutto era già pronto a luglio, quando anche l’assemblea dei soci aveva approvato l’ingresso del Fondo, e pareva cosa fatta. Da quel momento la burocrazia bancaria europea ha fatto pesante ostruzionismo, senza però mettere nulla di scritto ben sapendo che tutto sarebbe stato impugnabile, e facendo perdere mesi di tempo sapendo che dal primo gennaio scattava la normativa europea del bail-in, frutto dell’unione bancaria introdotta a novembre 2014. Questa forte opposizione europea ad un salvataggio che peraltro sarebbe stato effettuato con capitali non pubblici, è avvenuta dopo anni di continui aiuti pubblici legalizzati per salvare banche in Germania e Gran Bretagna”.

E’ pazzesco per un cittadino, oggi, dover credere più a un banchiere che allo Stato e al suo Governo.

E questo la dice lunga sul grado di affidabilità di chi dovrebbe rappresentarci!

Leonardo Peverati - 2 Dicembre 2015


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