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Serravalle e dintorni...



GIUSEPPINA GHERSI, UN CASO CHE FA ANCORA PAURA...
- di Leonardo Peverati -

 


Giuseppina Ghersi

Oggi ricorre l'anniversario della "LIBERAZIONE".
Giustamente nelle piazze italiane saranno ricordati i tragici momenti dell'epilogo della dittatura fascista, della Repubblica di Salò, della guerra di liberazione e, come da qualche anno qualcuno azzarda, della “guerra civile italiana”.

Si, perché di guerra civile si trattò! Italiani contro italiani schierati su due diversi fronti contrapposti. A volte consapevoli e convinti che lì era il bene della nazione, a volte ignari della scelta fatta, semplicemente travolti dagli eventi.
E allora, settant’anni dopo quei tragici eventi, sarebbe logico dare spazio anche ad altre verità che la storia ha ormai sviscerato in questi anni.
Furono momenti tragici per tutti e, se è pur vero che quello stato di cose andava combattuto, e quella era la “parte giusta”, è altrettanto vero che soprusi e deviazioni non sono mancati manco dall’altra.
Riconoscerli, anche nelle celebrazioni come quella di oggi, aiuterebbe a quella pacificazione nazionale che altre nazioni hanno trovato da tempo.
Con Ticchioni, Bonamico e gli altri “eroi della resistenza”, per esempio, non sarebbe male se si dovessero ricordare martiri come “GIUSEPPINA GHERSI” e i tanti altri di quel periodo, esempi tutti di dove può portare la pazzia della guerra.

Chi era Giuseppina Ghersi, era una ragazzina di 13 anni violentata, torturata ed infine uccisa con un colpo di pistola dai partigiani italiani, il 30 Aprile 1945, solo per aver scritto un tema, a scuola, che aveva ricevuto il plauso di Benito Mussolini.
La mattina del 25 aprile 1945, Giuseppina fu sequestrata in viale Dante Alighieri, da tre partigiani comunisti, e portata nei locali della Scuola Media “GuidoBono” a Legino (SV), adibito a Campo di Concentramento per i Fascisti. Le tagliarono i capelli e le cosparsero la testa di vernice rossa.
Prima di essere uccisa fu pestata a sangue e seviziata, tutto questo sotto lo sguardo impietrito dei genitori, anche loro deportati e imprigionati.

So che non sarà facile condividere quanto ho scritto stavolta, ma ........!
BUON 25 APRILE A TUTTI !

 

Leonardo Peverati

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