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LA POLITICA E I PARTITI.
DAL POOL MANI PULITE AI GIORNI NOSTRI. COSA E' CAMBIATO PER LA POLITICA ITALIANA?
- di Leonardo Peverati -

 


Leonardo Peverati

Sabato, 21 Marzo scorso, Sky TG24 ha trasmesso un interessante reportage che spaziava dalle indagini sul finanziamento pubblico ai partiti del 1992, alla maxi tangente ENI; dal suicidio di Sergio Moroni, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, all’assassinio di Falcone e Borsellino. Attraverso racconti giornalistici e interviste, fatte a diversi attori di quella pagina giudiziaria italiana, ho trascorso un paio d’ore che nient’altro sono servite a riconfermarmi nelle mie convinzioni.

Colpevole una magistratura della quale non posso assolutamente condividerne le logiche, assecondata dalle frange estreme della politica italiana di destra e di sinistra, si è voluto eclissare, distruggere e rendere detestabili per l’opinione pubblica quei partiti che, pur con i loro limiti, avevano assicurato all’Italia libertà e benessere dal dopo guerra in poi. Che ci fosse in quegli anni un “problema morale” nella politica italiana, in riferimento al finanziamento illecito dei partiti e che ciò si esplicitasse in tangenti, in particolare derivanti dagli appalti pubblici, era cosa saputa e risaputa, e tutti i partiti ne erano coinvolti.

Sì, si sapeva, come si sapeva già all’epoca che diverse erano state le proposte per porre un freno ad un sistema che, senza dubbio, non poteva continuare a lungo. Era però attraverso la politica che si dovevano trovare le soluzioni al problema! E invece qualcuno ha voluto diversamente.

Forcaioli senza scrupoli, essi stessi non sicuramente “stichi di santo”, avviarono una “pulizia” che ha avuto e tuttora ha effetti devastanti.

I due partiti più bersagliati furono la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano.

Il primo è quel partito che nel dopo guerra assicurò benessere e democrazia ad una nazione distrutta e allo sbando. L’altro, il secondo, probabilmente era colpevole in quegli anni di aver compreso che solo attraverso un partito socialista che si ispirasse ad una politica liberal-democratica, si poteva creare un’alternativa di governo in questa nazione.

E tuttavia sparirono, nello sconquasso generale, anche quei partiti minori che fino ad allora avevano portato ideologie e programmi seri nel dibattito sociale: PSDI, PRI e PLI.

Lo stesso Partito Comunista Italiano, non si sa perché solo minimamente sfiorato dallo sfracello di quei giorni, ha perso la propria identità. Nel tentativo di trovarne un’altra, ancora dopo vent’anni, è un “ibrido” perennemente alla ricerca della strada perduta e che spesso soffre di crisi d’identità straordinarie. Ma quali furano, o meglio quali sono i miglioramenti derivanti da questa “benemerita rivoluzione?”

Sparite definitivamente le ideologie, spariti i partiti storici, siamo oggi in presenza di compagini politiche che assomigliano più a libere associazioni semplicemente interessate al potere fine a se stesso.

Non solo nella struttura dello stato non è cambiato nulla, ma si è ulteriormente incancrenita una situazione paradossale: chi comanda e chi decide non è la “politica”, sono quei potenti funzionari dello stato che strada facendo, fra l’altro, sempre più hanno trovato il modo di somministrare al sistema veri e propri anticorpi per metterlo al riparo da ogni cambiamento.

Sì, dal cambiamento, dalle riforme urgenti che tutti aspettiamo da anni, quelle riforme che tutti dicono di volere, ma che in realtà nessuno vuole.

Questo a causa di una classe politica inetta e insipiente che nulla decide, sia per mancanza di “professionalità “, di scarsa attitudine e ignoranza, sia anche, molto spesso, perché rivolta più ai propri interessi personali anziché a quelli generali di tutti.

La mia opinione è che, in quegli anni ’90, era la politica che doveva riformare se stessa, non era attraverso la magistratura che ciò doveva avvenire e, ribadisco, ce n’erano tutti i presupposti. All’epoca, travolti da una specie anche di caccia alle streghe, morirono suicidi diverse persone innocenti che non sopportarono la violenza fatta alla loro dignità, uno per tutti: Sergio Moroni, ingiustamente accusato di tangenti per alcuni lavori pubblici in Lombardia.

Morirono fior di dirigenti, pubblici e privati, sempre suicidatisi per egual motivo, due su tutti: Gabriele Cagliari, allora presidente dell’ENI e Raul Gardini manager del gruppo Ferruzzi.

Bel colpo: svanito nel nulla il più ambizioso piano industriale che l’Italia ricordi da allora, quello di un “Polo Chimico Nazionale” che probabilmente sarebbe diventato il secondo al mondo. Oggi in Italia la chimica è considerata un “laccio al piede”, non compresa e addirittura combattuta da ambientalisti da strapazzo.

Si potrebbero fare altre considerazioni, magari squisitamente politiche, sul perché le cose andarono così. Qualcuno forse pensava di trarne beneficio? Forse sì, ma non ce l’ha fatta.

Quello che dispiace e fa male è che, ancora oggi, le conseguenze provocate da quel cataclisma non sono ancora state attentamente valutate, anzi! Chi si permette di esprimere pareri in controtendenza al comune modo di ragionare, è spesso scambiato o per un pazzo, o per un semplice nostalgico.

Pazienza!

Leonardo Peverati - 22 Marzo 2015


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